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Suspense the innocents: il film

Posted by Mauser Rosenstadt 27 maggio 2012, under , , , , , , , | 4 commenti
Cari lettori,
La locandina italiana del film
come ve la passate? Io sono veramente molto presa dal lavoro in questo periodo, al punto che tra le tante cose che sto sacrificando purtroppo ci sta finendo anche un pezzetto della mia vita e me ne dispiace da morire, infatti sto cercando di recuperare tagliuzzando tempo da altre cose, purtroppo il GsG è uno di queste, sono desolata, ma non ho davvero altre alternative al momento e temo che in futuro sarà anche peggio, infatti sto riflettendo sulla (tremenda) possibilità di chiudere il Georgiana's Garden. Non sono più regolare con gli aggiornamenti né ho tempo per scriverli, a volte sono costretta ad impormeli per forza e questo non mi va perchè un blog dovrebbe essere distensivo, qualcosa di rilassante, un passatempo, perciò ci sto pensando, non sono ancora giunta ad una decisione: staremo a vedere.

Detto ciò, fingiamo per un po' che non stia succedendo nulla e continuiamo come se nulla fosse.
È luogo comune affermare che un film non saprà mai eguagliare un buon libro, quante volte l'abbiamo sentito ripetere? Infinite volte.
Eppure bisogna ammettere che anche per buoni libri ci sono stati film che hanno saputo reggere egregiamente il confronto quando non addirittura surclassare la sua fonte letteraria.
Oggi vi parlerò appunto di uno di questi casi, IMHO, che hanno saputo reggere degnamente il paragone.
Il film di cui parliamo è Suspense: the innocents, il libro a cui si ispira Giro di vite.
Per chi è appassionato di epoca vittoriana, Henry James, l'autore del sopracitato romanzo, è un must have e infatti si tratta di un autore molto valido e che sa ricreare con estrema competenza e maestria le atmosfere e le sensazioni che descrive nei libri, di questi Giro di vite è un titolo senza dubbio carico di tensione, pathos e, per l'appunto, suspense e narra di una storia molto particolare sul modello di Jane Eyre, ma con risvolti completamente diversi; in questa vicenda il mistero e il soprannaturale si itnrecciano fittamente ed è proprio a questa metafora della vite, la pianta dell'uva, che si rifà il titolo: come la vite, che si attorciglia intorno al suo supporto fino ad inglobarlo dentro di sè, in questa vicenda la credenza e la consapevolezza si mescolano fino a confondersi del tutto.


Trama
Miss Giddens con gli occhi spiritati, icona della follia
del film e autosuggestionata dalle visioni di spettri
e fantasmi che si impossessano dei due ragazzini

La trama non è particolarmente ingarbugliata, eppure lo pare: una giovane istitutrice dall'aspetto di una austera zitella viene assoldata da uno degli uomini più in vista della capitale per trasferirsi nella di lui casa di campagna ad occuparsi dei due nipoti. Unica puntualizzazione che il gentiluomo fa a Miss Giddens, la protagonista, è che lei non avrebbe mai dovuto seccarlo per alcuna questione riguardante i ragazzi, niente sarebbe mai stato tanto importante da portare l'uomo ad interessarsi alla questione.

Miss Giddens, armata della tempra delle istitutrice parte subito per la campagna e nel bel maniero di Mr Douglas conosce uno dei due pargoli, la dolce Flora che abita nella casa, il fratello Miles, di un anno più grande, è infatti a studiare in collegio.
L'arrivo di Miss Giddens sembra coronato dal sole e dal successo, Flora è una bambina adorabile, la casa graziosa e il giardino meraviglioso, eppure qualcosa non va. La pace della villa è interrotta dalla notizia che Miles è stato espulso dal collegio per atteggiamenti pericolosi, eppure Miss Giddens, che presto conosce il bambino, non se ne capacita perchè si tratta di un ragazzino dolce e gentile.
Sempre più convinta che qualcosa non vada, Miss Giddens si accorge improvvisamente di alcune particolarità intorno ai piccoli, che a tratti paiono posseduti da spiriti malvagi e crudeli che li portano ad atti completamente folli e violenti, in particolare un uomo dai capelli rossi e una donna pallida e spettrale che si avvicinano rispettivamente a Miles e alla sorella.

I due piccoli protagonisti, Miles e Flora,
all'apparenza due normalissimi bambini dall'aspetto
angelico e i modi perfetti eppure (forse) posseduti
dagli spiriti dell'ex guardaboschi e della precedente
istitutrice
Attraverso i racconti della signora Grose, la governante del palazzo, Miss Giddens si fa coraggio e affronta la storia di Quint e Miss Jessel, l'ex governante e il giardiniere suo amante, entrambi morti in situazioni drammatiche, in particolare lei morta suicida nel laghetto di casa dopo la tragica dipartita di lui: i due a quanto pare avevano un grande ascendente sui bambini e questi li avevano spessi colti in situazioni compromettenti, sia mentre consumavano il loro torbido amore che mentre davano sfogo alla violenza della passione con gesti di natura drammatica, percosse, ecc.
Eppure i bambini non fanno mai cenno ai due presunti "fantasmi" né al rapporto che avevano insieme prima della scomparsa dei due o delle cose che avevano visto.
Nessuno nella casa ha mai visto apparire gli spettri dei due domestici e i bambini si rifiutano di ammettere una cosa del genere: è tutto vero o si tratta di congetture e visioni di una Miss Giddens che si addentra sempre di più nel mistero rimanendone invischiata e trascinando pezzi del puzzle dentro e fuori, inventando e credendo? Rimane ossessionata dalla vicenda dei due amanti, storia tragica quanto violenta di un amore fatto anche di soprusi e angherie. I due impiegati possiedono davvero i bambini alienandoli dalla loro natura o è solo la mente di lei a giocarle queste idee?
Preda della sua stessa ossessione, Miss Giddens decide di affrontare la cosa direttamente con i due bambini chiedendogli chiaramente notizie di quanto l'assilla.

La storia, così come il finale, rimarrà in sospeso perchè Flora, l'unica che ammetta un legame, rimane stremata dalle insistenze di Miss Giddens e cede completamente collassando a causa di un esaurimento e viene rimandata a Londra, rendendo di fatto la sua testimonianza irrilevante. Miles, dal canto suo, dopo un confronto nel quale viene più e più volte incalzato dall'istitutrice, muta più volte atteggiamento, fino a che non muore nel giardino, sempre più spinto dalla donna ad ammettere di essere posseduto.


Il film
L'istitutrice si aggira terrorizzata di notte per casa incutendo
più terrore degli stessi fantasmi, alla ricerca di risposte
sul passato e dui due ragazzi.
Il film ricalca molto fedelmente la trama del romanzo di James, con interpreti veramente grandiosi, attori di un calibro stellare. Deborah Kerr veste i panni dell'irreprensibile quanto ossessionata Miss Giddens in una recitazione veramente di alto livello, ancora più suggestiva dall'ambientazione storica e dai costumi ottocenteschi. I due bambini sono meravigliosi, l'interprete di Miles ancora più della sorella, entrambi sono in grado di ricreare con maestria la suggestione che colpisce leggendo il libro originale e inoltre l'uso del bianco e nero nella ripresa enfatizza ancora di più l'atmosfera.
Si tratta di una specie di versione noir di Jane Eyre, ma con molto più pathos del fiacco tentativo dell'anno scorso con la protagonista di Alice in Wonderland nelle crinoline da istitutrice.

Le tematiche sono molto forti, dovevano essere davvero scandalose per i tempi in cui le scrisse Henry James, perchè si tratta non solo di spiriti e Fede, ma anche di credenza, suggestione, magia, amore violento, sottomissione fisica e sessuale, rapporti extraconiugali, connivenza, ossessione e perfino attaccamento morboso, come quello che Miss Giddens dimostra alla fine nei confronti di Miles, un attaccamento ancor più accentuato dal bacio proibito che l'istitutrice posa sulle labbra morte del bambino mentre lo stringe a sé.
Anche lo spettatore è disorientato: è tutto vero o è tutto frutto della mente di lei che ha fantasticato sulla questione dei due amanti? I bambini sanno o vedono i due spettri, ammesso che esistano? E questi li possiedono sul serio?
I comportamenti un po' spacconi di Miles dopotutto, sono giustificabili da un'età in cui i ragazzini cercano di fare colpo sugli adulti con qualsiasi mezzo e Miles, che in certe scene pare quasi voler sedurre Miss Giddens, potrebbe essere solo uno di quei bambini. Oppure il redivivo Quint.
Miss Giddens con Flora e la governante
subito dopo che lo spirito di Miss Jessel
ha spinto la piccola a tentare il suicidio
nel laghetto della casa
Tutto il mistero, esattamente come nell'originale, pare rimanere irrisolto ed è il lettore/spettatore a credere ad una delle due versioni, ovvero se una Deborah Kess folle abbia completamente travisato la realtà divenendo pazza e ossessionata oppure se davvero gli spiriti dei due amanti morti riescono a entrare nel corpo dei pargoli comandandoli come robot e dando loro l'impronta del loro carattere.

Ecco cosa ci dice Morando Morandini, noto critico cinematografico, a proposito di questo titolo, a mio parere una recensione azzeccatissima
[...] Tratto da una racconto di Henry James (Giro di vite), Jack Clayton firma forse uno dei capolavori del genere gotico che, a distanza di anni, riesce ancora a suscitare angoscia e paura per gli eventi raccontati. I punti di forza di Suspense sono la grande interpretazione di Deborah Kerr, ambigua tanto quanto la stessa atmosfera che regna nella casa, in alcuni momenti dolce e comprensiva, in altri fredda e invasata lei stessa; l’uso degli spazi interni e dei particolari architettonici, perfetti nel ricreare un’atmosfera angosciante degna del miglior espressionismo tedesco; l’uso della profondità di campo quanto mai azzeccata per suggerire ed evocare le presenze maligne che minacciano le anime e i cuori dei bambini. 


Ambientazione & costumi
L'ambientazione del castello di Bly dove arriva la Kerr è fenomenale perchè racchiude in sé sia l'anima di un paradiso, con un giardino rigoglioso e una casa Tudor veramente splendida, ma anche elementi grotteschi e orrorifici, ad esempio le statue dei gargoyle che adornano certi piedistalli o l'aria vagamente abbandonata di certe location, come il tempietto sul lago dove Miss Giddens crede di scorgere per la prima volta il fantasma di Miss Jessel che possiede la piccola Flora tentandola al suicidio.

Miles e il fantasma di Peter Quint, l'ex guardaparchi che
Miss Giddens sostiene di vedere e che condiziona le
azioni del bambino.
A mio avviso veramente terrificante è la scena in cui l'istitutrice si arrampica fino alla soffitta dove mobili vecchi e giocattoli rotti sono accatastai e lì viene sorpresa da un Miles diabolico che cerca quasi di soffocarla. Una simile scena pareva quasi tratta dai libri di Stephen King e non è l'unica che Henry James creò ben prima che il maestro dell'horror desse fondo alla sua fantasia spaventando intere generazioni di lettori e di spettatori dei film che sono stati tratti dai romanzi.

Il costumista di questo film, oltre all'arredatore, merita un premio specialissimo perchè il modo di vestire dei personaggi è perfetto e sublime e rende ancor più realistico il tutto. Se Miss Giddens indossa splendidi vestiti vittoriani a crinolina e corpetto decorato, ancor più suggestivo è il guardaroba dei due piccoli, abbigliati alla perfezione e in maniera impeccabile, dicotomia di come l'aspetto esteriore sia ben diverso da quello che si nasconde nell'animo e nelle azioni di ciascuno.


Tematiche
È importante tenere a mente che, per quanto si possa rimanere impressionati da questo film (e io lo sono stata un bel po'), non si tratta di un horror, ma di un'intera produzione basata sulla suggestione.
Certo l'aspetto emaciato di Miss Jessel o gli occhi satanici di Quint possono indurre ad avere pensieri terrorizzanti, ma non scorre una goccia di sangue e l'intero terrore che cresce nello spettatore è tutto frutto di una sua idea personale, naturalmente suscitata dal regista. Ma niente viene realmente rivelato, tutto è ammantato di una quiete fin troppo profonda che fa lavorare la mente al doppio di quel che dovrebbe iniziando congetture, domande, ecc.
Credo sia efficacissima la descrizione che ne viene fatta in questa recensione:
Raffinatissimo film di genere [gotico],dove la paura viene suggerita più che esibita. Personaggi ambigui,vittime ma anche membri attivi di un delirio collettivo,dove tutti sembrano nascondere segreti.

Miss Giddens negli splendidi costumi vittoriani
che contribuiscono al fascino di questa vicenda.
La ricostruzione dell'abbigliamento è meravigliosa.
In lontananza si scorgono i due bambini, anche
loro vestiti secondo la moda dell'epoca.

Come si è detto gli aspetti trattati sono molteplici.
Dalla follia di una donna, non si sa bene se giustificata dagli spettri o solo un parto della sua mente malata, al suo amore morboso nei confronti di un bambino neanche decenne, qualcosa di contronatura. Il suo legame coi piccoli si esprime però in un desiderio di protezione al limite dell'ossessione, Miss Giddens diventa addirittura aggressiva nei confronti di Miles e Flora per cercare di spiegare se la propria è follia o se in effetti esistono i fantasmi dei due ex dipendenti della casa, ma mentre Flora alla fine cede, non si sa bene se per accontentarla o per realtà, finendo vittima di un esaurimento, Miles mantiene la sua posizione, disorientando ancor di più lo spettatore, fino al tragico epilogo che ne porterà la morte.

L'intera casa nella quale si svolge il tutto pare irreale, la servitù tace e nulla dice al riguardo, non si parla delle stramberie dei piccoli né dei due tragici amanti, le informazioni che l'istitutrice riesce a recuperare dalla governante sono davvero cavate con le pinze e riguardano un amore tanto tragico quanto orribile fatto di violenza e prevaricazione del guardaboschi nei confronti dell'isitutrice, violenza non risparmiata neanche davanti agli occhi innocenti dei piccoli di casa che, inconsapevolmente, ne imitano le mosse, spiazzando ancor di più la loro insegnante.


Insomma, Suspense merita almeno una visione nella vita per tutti gli amanti di epoca vittoriana e storie in costume. Il taglio orrorifico è particolare per una storia di questa ambientazione, raro a trovarsi eppure efficacissimo se ben congeniato.
Se volete un consiglio: luci accese e  buona compagnia, non è come guardare Il settimo sigillo che all'apparizione della Morte tutti si mettono a ridere per come ormai risulti datato, qui si suda freddo per davvero. E meglio non mettersi a dormire subito dopo. Personalmente non sono un'amante del genere horror, ma questo non è il caso, Suspense potrebbe essere catalogato più come un noir.

La grandiosa recitazione di Deborah Kerr rende tutto più credibile e terribile.
La sua interpretazione dell'istitutrice, in bilico tra paranormale e ossessione è magistrale per un'attrice di un calibro eccezionale che anche senza parlare, ma attingendo a sguardi, occhi sgranati, smorfie ed espressioni riesce a rendere alla perfezione i difficili e discordanti sentimenti che la animano.



Links
Wikipedia | Suspense (film)
Wikipedia | Il giro di vite
MyMovies | Suspense
IMDB | Suspense
Film.tv | Suspense
ThrillerMagazine | Giro di vite per Suspense
Il Perturbante: Freud e Henry James
Loveisthedevil | The Innocents (Suspense)
Zabriskiepoint | Suspense The Innocents
MoviesInMyArms | Suspense (The Innocents)





Mauser

Il sunbonnet

Con la parola sunbonnet in inglese si identifica una particolare foggia di copricapo a metà tra una cuffia e un cappellino.
Girl of the Golden West
by Harrison Fisher
Il sunbonnet è infatti una variante della cuffia femminile che serviva durante l'Ottocento per ripararsi dal sole e dai suoi raggi senza doversi necessariamente munire di cappello.

Particolarmente diffuso tra le persone di campagna e tra le donne del West, dove le donne lavoravano sotto il sole molte ore al giorno, il sunbonnet era il connubio perfetto tra la freschezza di una comoda cuffia di cotone o lino e la protezione di un cappellino così in voga fino alla metà del XIX, quando il cappello femminile cominciò a diventare sempre di più un accessorio meramente estetico, una appendice ornata di nastri, gale, fiori e pizzi atta a sfoggiare la ricchezza dell'indossatrice e priva di un motivo diverso dall'estetica.

L'origine del sunbonnet, nella sua forma di "cuffia parasole" è probabilmente medievale. Ricordiamoci che, a differenza di quello che insegnano i romanzi e i romance e la filmografia contemporanea al riguardo (parlo soprattutto delle produzioni di ambientazione medievale dagli anni '60 agli anni '80), le eroine del passato non andavano in giro con la chioma al vento né col capo cinto da diademi e corone (riservati alle occasioni più prestigiose), ma indossavano tutte un copricapo diversificato a seconda del periodo, della moda e della classe sociale.
Esso poteva essere una cuffia, un cappello a punta come quello delle streghe, un soggolo, un cappello floscio alla moda rinascimentale, una corona di stoffa, un velo, una retina... nel caso delle classi meno abbienti, esattamente come le persone delle campagne georgiane e vittoriane, l'unico copricapo disponibile per costo e tessuti era la cuffia, con qualche variante sul tema, proprio per ripararsi dal sole: signore e signori ecco il sunbonnet ante litteram medievale.
La sua foggia era pressappoco quella del sunbonnet, la visiera non sempre era presente e forse assomigliava più ad un baschetto francese con una fascia molto larga o ad un cappello da cuoco, ma era indossato da tutte le donne delle classi più povere come simbolo di dignità e decenza. Nel Medioevo, infatti, la Chiesa comandava che le donne tenessero un abbigliamento sobrio, privo di orpelli e ornamenti inutili, ma improntato alla praticità e le più conformate a quest'idea erano proprio le popolane in quanto avevano poco delle pietre e degli ori e delle sete di cui si ricoprivano le nobildonne e le mogli dei commercianti e quando non c'erano neanche i soldi per un cappellino, allora uno scialle, un velo o qualsiasi telo anche sgualcito poteva andare bene da drappeggiarsi sulla testa, dopotutto il velo della Madonna aveva dettato la moda fino ad allora e si poteva continuare a portare avanti la tradizione.
Nonostante le nobildonne raramente abbiano rinunciato a sfoggiare la loro ricchezza, tutte giravano col capo più o meno coperto anche solo da un impalpabile velo di lino o pizzo sul capo.
In questa immagine sono contenuti molti tipi di cropricapi tipicamente medievali, alcuni sono bellissimi e vorrei quasi che tornassero di moda...
Quelli indossati dal popolo sono il secondo e il quarto della terza fila a destra (in verticale), come vedete, a parte una bella punta alla Robin Hood, assomigliavano entrambi parecchio ad un sunbonnet.
Se fate caso ai costumi tradizionali di tutta l'Europa, ma anche solo del nostro Paese vi accorgerete che tutti sono dotati di un qualche tipo di telo, velo o cappello perché le donne si coprissero il capo.

Come detto nel post di reciminazioni contro stupidi registi e ignoranti costumisti, che visto l'argomento odierno vi invito a leggere, i copricapi introdotti dal Medioevo in poi e mantenuti ininterrottamente fino alla seconda metà dell'Ottocento in quasi tutte le funzioni quotidiane facevano in modo che i capelli non si sparpagliassero o apparissero troppo disordinati, dopotutto il fascino bohemienne è un'invenzione recente dell'ultima parte dell'Ottocento, e inoltre servivano a ripararsi dall'abbronzatura (la bellezza ha prescritto un incarnato cereo fino alla fine del XIX secolo) e dai raggi del sole (svenimenti per la calura, colpi di sole, bruciature, ecc.).

La differenza principale tra il bonnet e il sunbonnet sta nella fattura, nei materiali e nella larghezza della visiera del cappello, mentre nel bonnet questa è appena accennata ad incorniciare il volto e spesso è decorata all'interno da satin, raso, seta o altri tessuti che mettessero in risalto l'incarnato, il sunbonnet ha una visiera molto ampia che corre per tutto l'ovale del viso e di profilo questo non si riconosce assolutamente, risultando completamente coperto dal semicerchio del cappello.

Sunbonnet Sue con il cagnolino,
una dei Sunbonnets Babies
I cappellini sunbonnet probabilmente sono noti a tutti, sebbene in pochi ne conoscano il nome, li si vedono spesso nei telefilm del West e nei libri per bambini, esiste addirittura una linea di illustrazioni per l'infanzia chiamata Sunbonnets Babies che raffigura alcune bambine di campagna intente in varie attività (giardinaggio, cucina, lavoretti del cortile) in ampi camicioni decorati e con il volto completamente coperto dal cappellino.


Una caratteristica particolare del sunbonnet è infatti una striscia rigida che incornicia il viso femminile e che serve per proteggerlo dal sole; nelle zone del West e in campagna questo era molto importante sia per proteggersi da insolazioni e ustioni che per mantenere bianca la pelle come voleva la moda del tempo.

La forma classica del cappellino era costituita da un'ampia cuffia in tessuto che copriva il capo fino alla nuca, questa era arricciata sul bordo da cui partiva il contorno viso, questo era rigido e realizzato tramite sostegni di legno leggero, in vimini o inamidato in modo che assumesse la forma ovale della faccia; alle due estremità inferiori partivano i nastri che servivano per legare il cappellino sotto il meno, come il classico bonnet.

Nella parte posteriore del cappello poteva esserci un'altra aggiunta costituita da un lembo di stoffa che dalla cuffia scendeva a riparare anche il collo (per lo stesso motivo della faccia) fino ad adagiarsi sul colletto dell'abito, in modo da non lasciare spiragli di pelle scoperta al sole.

Dipinto ispirato a La casa nella prateria
by Jim Lamb
La ragazza indossa il caratteristico sunbonnet
per i lavori di tutti i giorni
L'origine del sunbonnet è probabilmente da far risalire al cappello puritano femminile, durante il periodo della Repubblica, infatti, la legge prevedeva che le donne indossassero ampie cuffie bianche che coprissero tutti i capelli e gran parte del volto. A differenza del sunbonnet il cappello puritano non aveva arricciature né disegni o ricami, i lembi sul davanti erano più morbidi e ripiegati all'indietro per mostrare il volto.
In alcune varianti il cappello puritano aveva un lembo posteriore molto lungo che andava a coprire le spalle della ragazza, in altri casi questa funzione era svolta dall'ampio colletto bianco e rigido del vestito (erano tutti un po' omologati come abbigliamento, sia uomini che donne).

La versione bianca o in colori pastello è la più conosciuta del sunbonnet ed era impiegata dalle donne per i lavori di tutti i giorni, era indossato dall'alba al tramonto e veniva tolto solo quando si entrava in casa (dove era maleducazione tenere il cappello in testa), una volta varcata la soglia si potevano riconoscere tanti cappellini di cotone o lino appesi al retro della porta della cucina.
Ma i sunbonnets si prestavano moltissimo per sbizzarrire la fantasia femminile dell'epoca e, specialmente quelli "della domenica" o "della festa", come si usava dire, ed erano realizzati in tessuti sia stampati che ricamati a mano; si vedevano quadri e righe, pois, fiorellini, addirittura piccoli disegni e anche colori vivacissimi come il giallo, il verde e il rosso, una cosa rara per l'epoca, dove si prescriveva la massima serietà nel vestiario. Il tessuto prediletto per la realizzazione di questi copricapi era il suazette perché ricordava vagamente la lucentezza del costoso satin, purtroppo ormai non viene più prodotto a causa dell'introduzione dei tessuti sintetici e della possibilità per tutti di procurarsi scampoli lucidi e morbidi; la mistura che più si avvicina come risultato potrebbe essere formata al 50% da cotone e poliestere.

Le ragazze più vezzose ricamavano a mano il motivo della cuffia e dello stesso tessuto poteva essere ricoperta anche la parte rigida, quest'ultima poteva addirittura terminare col altro tessuto molle e arricciato sul davanti ad incorniciare il volto. C'era libertà per applicazioni di nastri e rouche, si usavano colori a contrasto e in abbondanza e il cappellino era, per le ragazze di campagna, una delle cose più care che avessero (molte non possedevano le scarpe), alcune ne avevano più versioni a seconda se dovevano presenziare alla messa, ad una visita o semplicemente lavorare.

Un sunbonnet vittoriano molto
elaborato ed eccezionalmente
realizzato in tessuto e vimini, questa
caratteristica lo identifica come
appartenente ad una ragazza ricca
Il cappellino classico, o bonnet, era troppo caro per le zone di campagna perché realizzato con materie pregiate e costose, di conseguenza il sunbonnet era un accessorio per tutto l'anno. Le versioni primaverili ed estive si assomigliavano molto, mentre quelle autunnali e invernali erano realizzate in tessuto spesso e impermeabile come il feltro e, nei casi dei più abbienti, decorate con pelliccia di animali come il coniglio.
Col passare del tempo il sunbonnet divenne l'emblema di una certa provenienza o propensione country, ma poiché nell'Ottocento essere country non era minimamente di moda (provinciali) poche ragazze indossavano questo accessorio nelle grandi città, dove non sussisteva neanche la necessità di proteggersi dal sole.
Una circostanza particolare in cui le donne di città portavano il sunbonnet erano le sporadiche passeggiate al mare che compivano dall'epoca dlla Reggenza fino a metà Ottocento, prima che andare al mare diventasse di moda. In quel caso le dame avevano nel loro guardaroba una tenuta chiara e poco elaborata perché potessero passeggiare in libertà senza preoccuparsi del sole che bruciava la pelle o di provare eccessivamente caldo.

I sunbonnets erano invece estremamente diffusi nelle cittadine di provincia e di campagna anche dalle più ricche perché in quelle parti del territorio la moda non cambiava mai e si attraversarono i periodi Regency e Vittoriano in cui le contadinelle portavano sempre lo stesso tipo di vestito, con camicia chiara, gonna a fantasia non troppo ampia, saltuariamente un corsetto (ma mai per il lavoro nei campi) e niente scarpe. Pressappoco quello che la Principessa Aurora porta nel film Disney de La bella addormentata nel bosco: dal Medioevo il cambio di moda in campagna è stato minimale, altro che vita alta, vita bassa, ecc., il massimo della vanità erano le maniche a palloncino.

Durante la seconda metà dell'Ottocento la moda dei sunbonnets cominciò a scemare.
L'industria tessile incominciò a sfornare questi accessori in gran quantità facendo perdere tutta l'attrattiva della realizzazione manuale, inoltre una sempre maggiore ricchezza delle famiglie permise alle ragazze di potersi permettere l'acquisto dei modaioli cappellini "da cittadine" tramite i cataloghi postali e gli empori.
Questa illustrazione raffigurante un
sunbonnet è tratta da un libro per
l'infanzia edito nel 1913 in America
I sunbonnets mantennero un buon numero di affezionati sostenitori nelle moglie e nelle figlie dei pionieri del West, gente spesso povera in cerca di fortuna o che viveva in zone dove la moda non solo non arrivava, ma non aveva neppure significato; grazie a loro questo copricapo e noi consideriamo erroneamente un po' il simbolo delle donne del West arrivò anche nel centro degli USA, in quegli stati uniti da poco al Territorio e ancora da colonizzare, dove la ferrovia era un miraggio nel deserto e la vita estremamente difficoltosa.


Dal Novecento in poi la moda dell'abbronzatura cominciò a prendere piede e così l'ultima motivazione che ancora teneva in piedi l'uso di questi cappellini cadde sotto il peso della nuova tendenza, ma le donne anziane che lavoravano e lavorano i campi utilizzano ancora oggi coprirsi con questi cappelli, non solo per proteggersi dalle bruciature o dall'abbronzatura, ma anche per salvaguardarsi il capo dai raggi battenti del sole.

In America sopravvivono ancora oggi alcuni esempi di sunbonnets in uso principalmente nelle aree rurali, dopotutto negli Stati Uniti esistono ancora interi villaggi senza elettricità né luce o gas (per buona conoscenza di Bella Swann che pensava che Forks fosse un posto dimenticato da Dio e anche per Pittacus Lore che ha spedito i suoi protagonisti in una zona ancora "evoluta"), si tratta perlopiù di località montane sulle Rocky Mountains, ma stiamo anche parlando del XXI secolo, con il mondo costantemente connesso tramite la tentacolare rete informatica, un mondo dove la teoria del caos assume tutta un'altra prospettiva.

Nella nostra Italia, dove questa moda non arrivò mai, le donne che lavoravano i campi o nelle risaie usavano coprirsi il capo con ampi fazzoletti fino agli anni Settanta, questi erano annodati o sotto il mento o dietro la nuca ed erano portati (sebbene nella versione migliore) anche la domenica in chiesa perché era considerato sconveniente apparirvi col capo scoperto, al contrario di ciò che si prescriveva agli uomini, ovvero togliersi il cappello.

Una variante del sunbonnet, suo parente stretto e molto famoso è il cappello da olandese (dutch cap) che può essere considerato un ottimo mix tra il cappello puritano (a punta e ornato da un nastro con fibbia) e una cuffia di cotone, lino o pizzo.
La particolarità del cappello olandese è di avere due lembi triangolari cuciti sulla fronte che potevano essere portati o sciolti lungo il viso per ripararlo dal sole o dal vento o ripiegati all'insù nella classica foggia che tutti ricordiamo.
Nell'iconografia che conosciamo, di solito il dutch cap viene associato a lunghe trecce bionde e incarnato molto chiaro, ormai i lembi si sono notevolmente accorciati in lunghezza tanto da apparire come due riccioli ai lati del viso, ma più spesso erano lunghi fino alle spalle.

A questi interessantissimi link troverete delle guide pratiche per cucire il vostro sunbonnet molto country girl
Unsung sewing patterns | Sunbonnet for ladies
Pick up some Creativity | Pioneer Sunbonnet Tutorial 


Curiosità 
Per via dei Sunbonnets Babies, di cui le protagoniste indiscusse sono May e Sue, i bambini col grande cappellino country sono uno dei temi preferiti nel cucito patchwork, in particolare si realizzano sagomando diversi scampoli di stoffa a formare il cappello, l'abito, il grembiule o i nastri e li si cuciono sopra una tela che fa di base, generalmente di un'unica fantasia.
Queste realizzazioni dal sapore molto campagnolo (spesso si usa stoffa a fiorellini o quadretti, scozzese, ecc) sono impiegate sia nell'arredamento infantile che nella personalizzazione di case country, ma si prestano anche per borse, porta-accessori e coperte o plaid.



Links, fonti e sitografia

Merriam-Webster Dictionary | Sunbonnet
Springfield Greene County Library | Sunbonnet
Sunbonnet Smart
Time Travel Craft | Sunbonnets

Spero che anche questo approfondimento sia stato interessante come, mi auguro, i precedenti.
Un bacione a tutti e a presto!




Mauser

Pudore vittoriano

Cari lettori,
una di voi, Letizia, ha deciso di sfruttare l'opportunità di richiesta messa a disposizione del blog e mi ha domandato un approfondimento sul pudore vittoriano.
È una richiesta che accolgo volentieri, anche se costruire un argomento simile penso sia molto complicato perchè riuscire ad identificare tutte le cause e gli effetti che hanno scatenato quesa "moda della modestia" sia estremamente complesso e probabilmente non riuscirò in toto nell'idea ch emi sono prefissa quando ho abbozzato per la prima volta questo post.
Mi dispiace in particolare che la stesura di questo post, con tutti gli impegni che ho avuto, abbia richiesto tanto tempo e per diverse settimane io non abbia aggiornato.

Donna nuda allo specchio
by Giovanni Bellini


Il pudore, si sa, è una cosa che varia da persona a persona, da zona a zona, è interessato da molti fattori: educazione, religione, cultura, conoscenze, abitudini.
Ciò che per una persona può essere offensivo, per altri risulta comune, ciò che un secolo fa era considerato scandaloso per noi è normale, pensiamo solo a quanto si sono ridotte le dimensioni degli abiti nell'arco di cento anni: ai primi del Novecento si andava al mare completamente vestiti comprese calze, scarpe e cappelli, ora è già tanto se i genitali sono coperti da qualcosa...
Le gonne ai primi del secolo erano lunghe fino a terra eppure oggi l'altezza di una gonna non è detto che sia maggiore di quella di una cravatta. Mostrare i piedi e le gambe è stato considerato uno dei più importanti esempi di sensualità femminile per migliaia di anni, così come il collo (pensiamo al particolarissimo modo di drappeggiare il colletto del kimono sulla nuca oltretutto messa in risalto da una striscia color carne), possiamo dire lo stesso di oggi?


Venere al bagno
by John William Godward
Insomma, per parlare di pudore dobbiamo calarci in un mondo che non è il nostro, addirittura che non vi si assomiglia neppure. È uno sforzo grande perchè certi modi di pensare sono così radicati nella consapevolezza contemporanea da risultare difficile metterli da parte.
Il mondo vittoriano di cui mi sono stati chiesti lumi vedeva imbarazzo e sconvenienza in qualunque sfaccettatura dell'esistenza, le gambe dei tavoli, il petto di pollo... l'ignoranza, mista ad una forma di quasi integralismo erano gli sponsor ufficiali di questa caccia all'eccitazione e se fino ad un secolo prima avere un amante era più una moda che un'inclinazione alla lussuria, nell'Ottocento era peccato addirittura provare piacere facendo l'amore da sposati.
E poi vi chiedete perchè la prostituzione fosse così diffusa?

Da un estremo all'altro, da un'esagerazione all'altra.
Cosa condizionò questo modo di pensare? Cosa portò a tutto questo?
Riassumerne le cause senza scrivere un trattato è difficile, proverò a farlo mettendo ciò che IO ritengo siano i principali responsabili di questo, perciò tenete conto che si tratta di un'opinione, che è personale e che quindi può essere non condivisibile. Sicuramente ci saranno stati altri fattori, me ne rendo conto, cercherò di citare i più influenti e di dare un minimo di spiegazione.


L'eredità del puritanesimo
Secondo me il periodo del Protettorato e soprattutto il puritanesimo come religione di Stato ha influito sulla storia inglese più di quanto si immagina di solito, credo che non gli venga tributato il giusto peso e credo che ciò sia dovuto principalmente dalla breve durata che ha avuto (circa un ventennio).
Illustrazione di una donna puritana
intenta in attività femminili (la filatura)
e la lettura delle Scritture.
Il periodo cromwelliano ha lasciato, specialmente negli strati medio-bassi della popolazione, eredità molto profonde e, sebbene sia stato seguito da circa un secolo di liberalismo totale in fatto di costumi, ciò era limitato soprattutto ai ceti più alti che subivano le influenze francesi del rococò e della moda opulenta della corte di Versailles, che in termini di pudore non è che si facesse problemi. Il giro di boa della corte francese dal lutto al divertimento più sfrenato avvenne nella metà del Seicento, quando il cadinale Mazarino, supportato dalla reggente, la Regina Anna (figlia del divertimento della corte spagnola di Filippo III), fecero della pomposa e austera corte un parco giochi di prim'ordine nel quale il futuro re Luigi XIV si allevò fin da bambino e che culminò poi nella costruzione di Versaillesland, il numero uno in fatto di attrazioni, un po' come la terra dei Lotofagi che procurava l'oblio.
Insomma, sebbene i nobili inglesi fossero dissoluti più per  moda che per necessità, tra i poveri le cose erano diverse e la libertà di costumi non era certo vista di buon occhio, Pamela, l'eroina richardsoniana per eccellenza può essere portata come esempio, povera, pura e casta oltre ogni dire, la donzella in questione neppure prende in considerazione le sconvenienti proposte di Mr B nonostante egli possa mantenerla nel lusso e lei stessa sia infatuata di lui.


L'eredità religiosa: caratteristiche dell'anglicanesimo
È importante non dimenticare che in Inghilterra la religione praticata  dalla percentuale più alta della popolazione è quella anglicana che segue precetti simili eppur differenti dalla dottrina cattolica.
Sebbene lo scisma ufficiale sia avvenuto nel 1533, la separazione delle dottrine si originò molto prima durante il Medioevo, principalmente a causa della grande distanza tra Londra e Roma, inoltre la corrente "inglese" presso la corte papale aveva sempre avuto grandi libertà rispetto alla forma ufficiale e quindi anche queste divergenze erano state tollerate fino alla rottura di Enrico VIII.

Chi si avvicina a questa Fede ha un rapporto diverso con Dio e con l'autorità ecclesiastica di quello a cui siamo abituati come cattolici o anche solo come italiani.
La religione e le questioni di fede sono strette tra l'individuo e Dio senza alcun intermediario, ciascun fedele si rivolge direttamente al Padre e le letture e gli insegnamenti della Bibbia, proprio in assenza di una interpretazione intermedia data dai sacerdoti, viene fatta dalla persona, che spesso prende molto alla lettera i dettami dei Vangeli e dell'Antico Testamento, come esempi di vita da applicarsi all'esistenza.
Questa spiegazione della religiosità anglicana può forse essere un po' lacunosa, ma spero che riassuma i concetti che voglio trasmettere: imparando direttamente dalla Bibbia, gli esempi e gli insegnamenti con cui si entra in contatto sono dei più edificanti: da peccatori pentiti (la Maddalena) a mogli esemplari (Sara), personaggi pazienti (Giobbe) e dalla fede incrollabile (Abramo).
Una Sacra Bibbia di epoca secentesca
I comportamenti sponsorizzati dalla Bibbia non inneggiano certo alla libertà sentimentale, essa è spesso punita, basti pensare a Betsabea che per essere stata adultera di Uria e amante di Davide perde il suo primogenito, ma parliamo di Sodoma e Gomorra? I loro comportamenti erano così empi e snaturati che il Signore ha punito gli abitanti di quelle terre con un il fuoco distruttivo e il nipote di Noè, uno dei pochi esseri umani sopravvissuti, fu addirittura reso schiavo dei suoi zii per aver badato troppo alla nudità del patriarca anzichè ignorarla come fecero Sam e Iafet.
In quest'ottica è facile comprendere come per secoli la moralità sia stato il pilastro su cui si ergeva un'intera società.


I cambiamenti sociali
La società Ottocentesca è emblematica di come essa si sia dovuta adattare con gran rapidità ai mutamenti che si palesavano con gran frequenza. Il mondo e la sua struttura stavano cambiando e nuovi valori come il lavoro diventavano i cardini della società.
Sempre più persone, specialmente in Inghilterra con una borghesia tanto aggressiva, conquistavano una ricchezza tale che poteva permettesi di comprare anche l'accettazione del ton, il rigido, tradizionalista drappello di scudieri della regola è sempre stato così e non saremo noi a cambiarlo.
Il parvenu mangia metaforicamente
quella che è la
tradizione e l'aristocrazia,
ma le
prende anche con sè, inglobandole
e portando nella sua storia anche
i loro insegnamenti e qualcosa che
apparteneva loro.
Ma l'aristocrazia terriera aveva fatto il suo tempo ed era completamente decaduta con la Rivoluzione Francese, che aveva dato il colpo di grazia a questa ideologia. Alcuni nobili si riciclarono in imprenditori e industriali sfruttando i loro capitali acquisiti dalla terra [dimenticate gli eroi da romance moderno, uomini titolati con una carriera amministratore e progetti tecnologici da realizzare, erano R-A-R-I-S-S-I-M-I), ma la maggior parte, personaggi snob e legati al passato che gli garantiva privilegi e rispetto senza il minimo sforzo, non si degnarono di adeguardi e finirono in miseria, decaduti, poveri in canna e costretti, per mantenere il loro tenore di vita, ad imparentarsi con quegli odiosi parvenu che erano gli arricchiti, risaliti dalle fogne di paesi di provincia, dalle strade della capitale, donne nel cui passato c'erano impieghi da sarte e da cantanti, da attricette e popalne. Nell Gwynn e Madame de Maitenon furono entrambe casi emblematici, ma lo furono in un tempo in cui non era così diffuso e la loro gloria fu imputata al capriccio di un re, non divenne un fenomeno sociale.

E i borghesi, gli arricchiti, per cercare di farsi benvolere dai nobilastri, per fare in modo che le loro figlie potessero imaprentarsi con questi che si sentivano così superiori, ovviamente fecero in modo di essere irreprensibili.
Ricordiamoci, cari lettori, che la definizione di parvenu all'epoca era la seguente:
Parvenu: one that has recently or suddenly risen to an unaccustomed position of wealth or power and has not yet gained the prestige, dignity, or manner associated with it.
Parvenu: una persona che ha recentemente o improvvisamente guadagnato una posizione di ricchezza e potere, ma non il prestigio, la dignità e le maniere ad essa associate.
Edificante, non trovate? La società era apertissima al cambiamento... Questo in parte mutò quando arrivò il parvenu più parvenu di tutti, Sua Altezza Imperiale Napoleone I alla cui caduta si affrettarono a raggiungerlo a frotte americani e americane senza titolo, ma con un mare di soldi disposti a spenderli per qualsiasi cosa decidessero di volere ad ogni costo.

La vita borghese, durante l'Ottocento era tutta all'insegna del lavoro e della moralità (almeno ufficialmente) e quando le regole per accedere a certi ambienti non c'erano le si inventavano appositamente, in modo che si dicesse che le si stavano rispettando, che tutto fosse codificato e ci fosse una procedura per qualsiasi cosa. A volte ce n'era più d'una e lì si distinguevano le persone, dal riconoscere quale fosse quella corretta o quella più appropriata a seconda dell'ambiente e degli interlocutori.

In soldoni: l'epoca vittoriana era il background perfetto del self made man e prometteva a chiunque avesse ambizione di arrivare in cima alla catena alimentare.


I cambiamenti culturali
Con i cambiamenti sociali, ovviamente anche i cambiamenti culturali, per quanto osteggiati possano essere, erano inevitabili.
Conseguentemente a quanto detto sopra, si potrebbe dire che il lavoro rende liberi fosse lo slogan di quel periodo e poichè il lavoro in fabbrica era così ambìto rispetto a quello dei campi e disponibile sia per gli uomini che per le donne, oltre alla credenza di poter raggiungere la propria serenità lavorando, i victorians cominciarono a illudersi che fosse così per tutti.

Il film Hysteria presenta un interessante
spaccato sulla vita dell'Ottocento e
tratta in particolare il tema della
condizione femminile, del lavoro e del-
l'emancipazione
L'uguaglianza dei sessi, dei ceti e dei diritti divenne ben presto l'obiettivo da inculcare nelle menti e raggiungere nei fatti. Le suffragette e il femminismo, i moti per le costituzioni in tutta l'Europa, l'abolizione della schiavitù, il diritto di voto sono solo alcuni esempi. Molti conquistarono la propria realizzazione teorica proprio tra la metà e la fine del secolo, ma le battaglie perchè questi diritti non rimanessero solo sulla carta proseguirono per tutto il XX secolo e i nostri nonni che hanno votato nel '45 e i genitori che hanno visto e vissuto i moti del '68 ne sono testimoni come noi che ci battiamo contro privilegi di casta e di potere e ingiustizie non solo nel Paese in cui abitiamo, ma sull'intero pianeta.

Anche l'allargamento degli orizzonti, figlio di quella facilità di comunicazioni (la stampa, il telefono, la radio) è una delle grandi conquiste del secolo, così come quella del cielo e del mare.
L'uomo raggiunge le idee dell'illuminismo che lo vuole dominatore degli elementi grazie all'intelligenza.
Un orizzonte tanto vasto può essere una meta ambita, ma può anche fare paura.
I victorians messi di fronte a cotante novità si trovarono spiazzati, spaventati, e tentarono inutilmente di rimanere aggrappati a valori e comportamenti troppo antichi per i tempi che correvano. Nel tentativo di opporsi a questi cambiamenti che spaventavano a morte specialmente i più conservatori (e all'epoca essere progressisti non era di moda) molti comportamenti vennero estremizzati.
Ne nacquero quelle gabbi di pensiero e comportamento che tutti conosciamo, nella speranza che codificando gli aspetti dell'esistenza questa rimanesse costante e immutata.
A mio avviso fu principalmente la paura a rendere i vittoriani così rigidi e bigotti, paura di un mondo che andava costruendosi, ma talmente diverso da tutto quello che era conosciuto da destare terrore in chi viveva suddetti cambiamenti.
Immaginate quell'ammasso di novità in subbuglio come lo scoppio di una bomba atomica, l'effetto sul luogo d'impatto fu tremendo, ma fece riflettere un pianeta intero e così avvenne durante l'Ottocento.


Atteggiamenti e conseguenze
Tutto questo grande gioco d'incastri e di motivazioni portò ad un secolo tanto bigotto, tanto intento a nascondere qualunque cosa da risultare ridicolo ai nostri liberali occhi moderni che ci consentono di circolare in bikini, avere rapporti con più persone nell'arco della nostra vita, addirittura intrattenere amicizie miste senza creare scandalo.

La Casta Susanna, appunto, simbolo
femminile per antonomasia di modestia e
ritrosia nei confronti della tentazione della
lussuria in un
dipinto di Hugues Merle
Al tempo dei Victorians, invece, le ragazze si promuovevano in atteggiamenti di modestia che neanche la Casta Susanna avrebbe potuto far di meglio, ballare quattro volte con un giovanotto cominciava a dare adito alle chiacchiere, rimanere sola con lui in una stanza era uno scandalo, cioè, avete presente una simile intimità?
L'unica deroga era quando il gentiluomo in questione doveva chiedere alla sua bella di sposarlo, ma anche questo spesso e volentieri era fatto di fronte ad un pubblico di spettatori (che attestassero che non le era saltato addosso mentre si dichiarava).
Se una poveretta veniva violentata da qualche poco di buono era costretta a sposarsi su due piedi perchè ormai compromessa: come se fosse stata colpa sua. Se le andava bene le appioppavano un partito mediocre disposto a passare oltre il "peccatuccio" per soldi, perchè ovviamente era ampiamente ricompensato, altrimenti, se era davvero sfortunata, le toccava sposare l'uomo che l'aveva stuprata. Un mondo giusto.
In poche avevano il coraggio di condannare uno stupro e ancora adesso molte donne non denunciano percosse, violenze, ecc. per paura del giudizio della società che dopo tanto tempo dice ancora che se un uomo violenta una donna un motivo ci deve essere e infatti quasi tutta la difesa del Mostro del Circeo era basata sul fatto che quelle due poverette (una purtroppo morta ammazzata e l'altro sopravvissuta per miracolo) fossero consenzienti.

Naturalmente molti e molte non erano disposte ad aspettare e violavano le regole consumando il matrimonio prima della cerimonia o anche senza un reale impegno, in quel caso le soluzioni erano due: o il tutto sfociava in uno scandalo oppure nessuno ne sapeva nulla. Era nell'interesse di entrambi tacere sull'accaduto e a volte i mariti o i fidanzati erano così sprovveduti da non accorgersi che la loro sposa aveva molta, molta esperienza.

In certuni casi, magari quando una ragazza era innamorata di un giovanotto che non poteva sposare, i due cercavano di crearsi un minimo di intimità lasciando inalterata la verginità di lei in modo da non dare adito a dubbi.
Nel caso il futuro sposo avesse dei dubbi circa la castità della sposa, poteva richiedere un "esame dell'imene" dove la ragazza era visitata da molti medici che ne controllavano l'integrità. Sottoporsi a questo esame era estremamente umiliante per lei perchè si partiva dal presupposto di colpevolezza (che non era certo un bell'atteggiamento, si veda il caso di Italia Donati) e quale che ne fosse l'esito lei rimaneva tacciata di comportamenti lascivi, già solo per il fatto che altri uomini oltre al marito ne avessero esaminato o visto i genitali, il che capirete che è un controsenso bell'e buono perchè era proprio il futuro marito a richiederne l'esame.

I victorians erano, a mio parere, così rigidamente bigotti da vedere il sesso in ogni cosa, forse perchè non pensavano ad altro?
Risale a quel periodo la dicitura ancora oggi in voga di carne bianca per indicare la carne proveniente da pollame e pesce, in origine questa descrizione era però riservata solo al lascivo petto di pollo per sostituire la parola "petto" che era troppo osé per i canoni del tempo!

La Regina di Saba è il simbolo
biblico per eccellenza della
tentazione femminile, della
malizia e della seduzione con
cui lei cerca di irretire
Salomone.
Il suo fascino esotico viene
spesso rappresentato nell'arte
con atteggiamenti provocanti e
vesti discinte, attorniata da
figure e animali dell'Oriente
La gamba di un tavolo scoperta dalla tovaglia?! Sacrilegio, qualcuno potrebbe cominciare a pensare male!
E bisognava correre a coprirla subito, tutte le zampe di leone, i pomoli e gli appoggi di poltrone, tavolini, supporti e angoliere erano opportunamente cammuffati perchè gli ospiti della casa non indugiassero in pensieri poco casti alla dicitura "gamba", si sa la fantasia galoppa.

Una caviglia scoperta per un caso fortuito e non intenzionale era il preludio di un'orgia, secondo i benpensanti dell'epoca, nessuna ragazza avrebbe mai sollevato le donne quel tanto da mostrare le gambe.
Tra questo e farsi la pipì addosso come era uso, non so quale dei due comportamenti fosse più civile...

Niente guanti? Orrore!
Il gomito è una parte troppo intima per essere mostrata con leggerezza. Era invece tollerato un profondo scollo dell'abito, per un certo periodo la moda comandò che il taglio del corpetto dovesse essere due centimetri sopra i capezzoli, ma la scollatura doveva essere coperta da uno strato di tessuto leggero per non scandalizzare troppo.

Le ragazze perbene, inoltre, non frequentavano musei e mostre sulla classicità, che all'epoca, come ricorderete, era in piena fase di riscoperta, questo perchè durante il periodo della Grecia classica e della romanità gli scultori indugiavano spesso nel ritrarre o scolpire i genitali ai soggetti maschili delle loro statue e non stava bene che una donna prendesse troppa confidenza con ciò, per illibata che fosse.
Un Laocoonte come quello conservato a Roma potrebbe fin troppo facilmente traviare le povere fanciulle dell'epoca, ignoranti in materia per tutta la vita.
D'altra parte nella splendida Cappella Sistina il Papa comandò che un pittore (Daniele da Volterra, detto "il Braghettone") dipingesse le brache a tutti i personaggi di Michelangelo, che in linea con l'idea che il Giudizio Universale sarebbe stato dell'anima e non del corpo, li aveva fatti nudi. .
A piede libero invece le rappresentazioni, anche sacre, di donne nude e al bagno, dove certi pittori non perdevano occasione di spogliarle e di fare sì che i panneggi e le vesti fossero opportunamente cascanti.

La scelta Ottocentesca di ripiombare in un Medioevo culturale senza fondo ebbe seguito solo per un certo periodo, il continuo mutamente sociale, i cambiamenti inarrestabili, la parità dei sessi, la necessità del lavoro, il mutamento della società in qualcosa di nuovo e completamente differente da quanto visto fino ad ora spazzarono via tutti queste fisime. Nel Cinquecento Pietro Aretino scrisse i Sonetti lussuriosi, nel Settecento si pubblicò con grande successo Fanny Hill e improvvisamente divenne vietato parlare di qualunque cosa: era un'imposizione così innaturale che non durò e, seppur lentamente, si era dimostrato una volta per tutte che la strada da percorrere doveva essere quella della libertà e non delle costrizioni e dei divieti, purchè l'esercizio dei diritti avvenisse nel rispetto di quelli degli altri.
Ecco la genesi di come noi siamo così liberi di comportarci e decidere come meglio crediamo.




Mauser







A tutti quelli che ancora credono che per giudicare la bontà d'animo di una persona basti guardare la sua modestia lascio un vecchio, ma saggio dipinto di Tiziano intitolato L'amore sacro e l'amore profano, conservato a Villa Borghese (RO)

 Ricordando che l'amore sacro è quello svestito.

Boodle's Orange Fool

Il Boodle's Orange Fool è da secoli il piatto per eccellenza del celebre club londinese per soli gentiluomini.
Vi avevo accennato nel corso del post dedicato al ritrovo Boodle's e oggi vorrei darvi la ricetta di questo dessert assolutamente squisito, tantopiù che è di preparazione abbastanza semplice, ha un gusto fresco e delicato adatto sia alla stagione calda che a quella invernale, si presta per tutti i tipi di ospiti, dai più snob ai meno sofisticati, e garantisce un successo eccezionale =)

La sua preparazione in parte ricorda qulla della trifle per la cui ricetta vi rimando all'apposita pagina.
Dunque preparate gli ingredienti e mestoli alla mano! Vedrete che cosa semplicissima

Ingredienti (x 4 persone)
  • 4 dischi di pan di spagna larghi come un bicchiere e alti circa 1cm
    (in alternativa una teglia completa che si provvederà a tagliare in seguito)
  • 1 tazza e 1/4 di pann
  • 4 cucchiaini da caffè di zucchero
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 arance (meglio se di polpa bionda)
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 limoni

Preparazione
Predisponete 4 coppe di vetro come contenitori da dessert e sistemate in ciascuno una fetta di pan di spagna.
Nel frattempo amalgamate in una ciotola la panna con un poco del succo delle arance e del limone, mescolare bene e ripetere finchè tutto il succo dei frutti è stato incorporato, passate quindi allo zucchero e alla scorza grattuggiata e montate con più energia oppure aiutatevi con un robot da cucina o uno sbattitore elettrico finchè il composto non diventerà bianco e soffice.
Dividete il preparato in quattro parti e versate ciascuno sui dischi di pan di spagna fino a coprirlo completamente e arrivare fino al  bordo del contenitore di vetro.
Coprite con uno strofinaccio di cotone e mettete i quattro recipienti in frigoriferio a raffreddare almeno 3 o 4 ore.

Prima di servire estrarre il dessert e guarnirlo con spicchi d'arancia, limone e altra scorza (potete lasciarne da parte un po' dalla preparazione).
Non rimescolate.
Servite appena uscito dal frigo, come un semifreddo o un semi-gelato morbido (non del tipo martello-scalpello) e vedrete che figurone! Oltretutto questo dessert è totalmente analcolico, infatti io ne sono innamorata e penso che sia una delle più belle invenzioni che possa proporre alle cene tra amici, dove non tutti gradiscono il gusto pungente di liquori come il rum, il marzala o il martini che spesso vengono incorporati nella preparazione.


Varianti
Poichè non tutti possiedono coppe da gelato o un'attrezzatura adeguata è possibile sostituire il recipiente da portata con dei bicchieri come quelli da bar, oppure con delle capienti tazze del mattino, tipo da tè.

È inoltre molto interessalte la variante che prevede l'impiego di wafer come sostituti del pan di spagna.
I wafer sono facilmente recuperabili al supermercato, i più indicati sono quelli piccoli tagliati a cubetti e al gusto di vaniglia.
Altra variante vede l'uso di amaretti anzichè wafers: perchè no?

Forza, mano agli attrezzi e fatemi spaere se avete intenzione di sperimentare questa breve e semplice ricetta dall'effetto assicurato e, nel caso, le vostre osservazioni al riguardo.


Fonte
Quella che vi ho proposto io è la versione data da foodbuzz che secondo me è la più semplice ed efficace nel risultato, ma in internet ovviamente proliferano le varianti.

Un bacio e a presto




Mauser







Boodle's

Della serie "a volte ritornano", eccomi ancora qui, sopravvissuta, un po' stropicciata, preoccupata ma sempre fedele alla mia passione. Se l'affidabilità in termini di aggiornamento non è proprio il mio forte, di certo lo è il mio amore per l'epoca di cui parlo e, potendo scegliere, cerco di portare avanti il mio progetto del GsG, non condannatemi troppo duramente =]

Un'illustrazione dell'ingresso del Boodle's
by
John Owens
La dicitura "a volte ritornano" che ho adoperato al principio era voluta perchè il ritornare implica un luogo e oggi parleremo proprio di un certo luogo, uno di quelli più famosi durante il tardo Settecento, la Reggenza e sopravvissuto fino ad oggi attraverso l'epoca Vittoriana.
Signore e signori, vi presento questa sera Boodle's.

Boodle's è uno dei più famosi club esclusivi di Londra, per gli anglosassoni è un'istituzione, ma una di quelle che raramente vengono esportate all'estero, così gli stranieri conoscono il White's, ma non Boodle's nonostante fossero entrambi club di grande importanza sociale, storica e politica, anche se il primo detiene il primato del più antico club della capitale.


Storia, fondazione e trasferimento
La fondazione del Boodle's avvenne durante la seconda metà del Settecento, nel 1763 ad opera di William Petty FitzMaurice, Lord Shelburne, futuro Primo Ministro d'Inghilterra e poi creato marchese di Lansdowne; la localizzazione del club non era quella odierna in St. James Street, bensì ai numeri 49 e 51 di Pall Mall dove rimase circa un ventennio prima del trasferimento.

Questo spostamento fu dovuto principalmente alle crescenti esigenze e necessità della "casa", a cominciare dallo spazio; verso la fine del Settecento, infatti, tra i nobili e ai politici (cariche che spesso si sovrapponevano essendo tutti i nobili anche politici appartenenti alla Camera dei Lords) divenne di moda ritrovarsi al di fuori dell'ambito parlamentare a discutere, chiacchierare, progettare alleanze e tattiche politiche e così via.
A contribuire fu anche il progressivo mutamento politico e sociale dovuto a tutti i cambiamenti a cui l'Inghilterra e l'Europa andavano incontro, non solo la Rivoluzione Francese, ma anche l'ascesa napoleonica, il progredire dell'industria, le riforme societarie, di diritto, ecc. che crearono la necessità di intese e dibattiti all'interno dello stesso Parlamento, le nuove norme e i provvedimenti da prendere non erano più solo dettati dalla morale come avvenuto fino ad allora, ma si prestavano a molteplici letture e sfaccettature consentendo prese di posizione differenti a seconda della propria estrazione e ideologia, non necessariamente una divergenza netta ricchi-poveri e lords-politici semplici.

Illustrazione del primo Ottocento raffigurante gli interni (precisamente
la Coffee Room) con il personale di servizi che predispone per la cena
La stessa stanza oggi


Questa concentrazione di eventi e necessità di dibattiti che fece sì che i club londinesi, non troppo lontani dall'"ufficio" (il Parlamento), ma allo stesso tempo sistemazioni ben distinte dalle proprie case dove vivevano mogli, madri e sorelle, avessero un grandissimo incremento di popolarità.

Il club offriva un ambiente a misura di uomo e non di personaggio, privacy e confort, ogni ben di Dio disponibile in termini di beveraggi e cibi e la compagnia dei propri pari coi quali ritrovarsi in un ambiente più informale che le aule del Parlamento dove qualsiasi nota era scritta, archiviata e ogni parola presa sul serio.



Fu proprio in questo periodo, tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, che i club per gentiluomini e i ritrovi fioccarono come nespole e, proprio per quanto detto poc'anzi, tutti questi luoghi avevano una rigida vocazione politica, fosse essa tory o whig, questa era sempre esplicita in modo che non ci si potesse confondere circa il taglio degli argomenti discussi, le opinioni dei presenti e il loro orientamento politico.



Esattamente come il White's, anch'esso di ideologia tradizionalista tory e spostato dalla sua sede originaria, anche il Boodle's seguì questa strada e nel 1782 con una clientela sempre maggiore, variegata ed esigente, il club si trasferisse nella sua attuale localizzazione, al numero 28 di St. James Street. La location era quella di un antico e poi estinto club londinese denominato Savoir Vivre di cui prese il posto.
St. James Street, inoltre, era quasi una meta necessaria per essere un luogo di successo in quanto una delle strade più prestigiose della capitale, affollata e ricca di passeggio, anche se di una certalevatura, insomma un viavai chic e non certo quello dei verdurai.
La Coffee Room, la sala principale del club, le vetrate sono
quelle che si riconoscono passando davanti all'ingresso e
hanno un'ottima vista su St. James Street
Era una strada di un certo calibro e con persone di altrettanto calibro, meta prediletta dagli scapoli nobili che vi si erano acquartierati in massa e che si configurava perfetta per ospitare gentiluomini soli in cerca di una adeguata compagnia idonea per scala sociale.

Il palazzo di St. James Street che il club andò ad occupare e risistemare era stato disegnato nel 1775 da John Crunden e i tenutari del locale apportarono alcune modifiche di carattere architettonico e di risistemazione dei locali affidandosi a John Buonarotti Papworth tra il 1821 e il 1834.

Il nuovo palazzo occupato permise all'organizzazione di istituire nuovi divertimenti e provvedere a nuove necessità e svaghi per la clientela con sale da gioco, del fumo, dei liquori e così via. Le amenità a disposizione dei paganti crebbero in gran numero e grazie alla nuova prestigiosa posizione lo status del club si elebò notevolmente, assurgendo al rango del White's, fino ad allora unico termine di paragone utilizzabile nel giudizio di un ritrovo per gentiluomini.

Agli inizi del XIX secolo il club passò di proprietà e venne acquistato da Mr Gayner, al quale successe poi la sorella che mandò avanti le attività (Penny House non è poi così distante) e ne mantenne la gestione fino al 1896, alla sua morte  i suoi legali decisero di chiudere.
Fortunatamente una colletta tra i facoltosi membri, non certo privi di risorse economiche, permise di mantenere aperta la struttura che da allora fu guidata non più da un proprietario, ma da due comitati, un gestionale e uno amministrativo e si sostiene interamente con le rette dei suoi iscritti.


La cucina e la società
Fu in quel periodo che si configurò una delle cose per cui il club è tanto famoso, cioè la sua cucina e nacque il prototipo di quello che è, ancora oggi, il più conosciuto e invidiato piatto del Boodle's, un succulento dessert chiamato Boodle's Orange Fool originariamente a base di pan di spagna, crema, limoncello (o essenze di limone), frutti di bosco e altro e di cui vi darò la ricetta nel prossimo post.

Altra caratteristica che concerne il campo enogastronomico è il gin servito nel locale, particolarmente apprezzato e menzionato anche da Winston Churchill, storico frequentatore, è così rinomato da avere una propria etichettatura e produzione.

La parte culinaria di questi ritrovi non è assolutamente da sottovalutare in quanto molti di questi fungevano da sedicenti ristoranti per gli appartenenti, gli iscritti avevano infatti la possibilità di cenare a piacimento al club, frequentandolo con una certa regolarità.
Nell'ambito della vita single della Londra settecentesca e poi vittoriana,ciò era importante. I gentiluomini non accasati, infatti, quando non partecipavano a ricevimenti con cena o banchetti cenavano spesso nei club dove il servizio era eccellente ed era compreso nella quota d'iscrizione.
Insomma, un buon modo per non consumare un pasto solitario a casa, lui, il cameriere che serviva a tavola e nessun altro... lì invece si incontravano persone della propria cerchia di conoscenze, si discuteva di molti argomenti dai più frivoli ai più impegnati, compagnia e conversazione è quello che molte persone cercavano fuori casa.
Una delle sale interne

Questa sua caratterizzazione più intratteniva e meno politica fu una caratteristica che il club assunse solo durante l'Ottocento, quando perse la sua aura di ritrovo dei tradizionalisti che più tradizionalisti si muore, insomma quel che si dice biosgna essere più realisti del re.
Parte di ciò avvenne a seguito del trasferimento e delle stanze in più a disposizione, ma forse il trasferimento fu necessario proprio per espandere questa nuova caratteristica... probabilmente entrambi, è nato prima l'uovo o la gallina?

Boodle's finì con l'uniformarsi allo standard di servizi offerti dagli altri locali per gentiluomini della City, introducendo molti più divertimenti in termini di gioco d'azzardo e relax (c'è il bagno turco e una vasca di acqua calda tipo terme romane) e la possibilità di cenare al locale, caratteristica spesso disprezzata dai più tradizionalisti iscritti del XVIII secolo, ma che lo portò alla gloria con la sua cucina.


È probabile che, come per molti club maschili di Londra, anche il Boodle's si occupasse di fornire una vasta gamma di attrazioni ai suoi avventori, comprese ragazze e divertimenti scollacciati, era un'usanza abbastanza diffusa, se ci pensate anche la più logica, anche se sempre passata sotto silenzio per via della moralità di cui i partecipanti si ammantavano.

Nonostante questo mistero che poi così mistero non è, il Boodle's è l'unico club di Londra a non aver mai avuto uno scandalo al suo interno, caratteristica di cui l'organizzazione si fregia ancora con orgoglio sottolinenando la serietà della clientela, la riservatezza del personale e il lavoro ben fatto che si può rintracciare tra le pareti del locale.

Ovviamente per tutelare questo tipo di privilegi e questo status esistevano norme rigidissime che regolamentavano l'ingresso al club, il vestiario da tenere (per chi cenava nella sala principale, detta Coffee Room, bisognava indossare necessariamente abiti da sera e accessori adeguati, non erano ammesse eccezioni, ma per un look più informale si poteva cenare nel salottino attiguo) e il comportamento dei suoi membri; si vocifera che, almeno prima dell'avvento dei comitati direttivi, a giudicare questi comportamenti fosse un tribunale interno i cui membri erano ovviamente supersegreti, immaginiamoci qualcosa come nelle scuole degli anime giapponesi, dove esiste un Consiglio Studentesco che si occupa dell'organizzazione e gestione della scuola e delle sue attività, con l'unica differenza che in questi casi i membri non sono affatto segreti.

Il nome
Una dedica al Boodle's che lessi in giro qualche tempo fa recitava: 
Boodle's was founded by a Prime Minister and named after a head waiter
Boodle's fu fondato da un Primo Ministro e nominato secondo il suo maitre

La trovo una cosa estremamente divertente che un locale che si dà tante arie porti, ancora oggi, il nome di un plebeo che fece carriera passando da misero servitore e cameriere a "maestro di casa", cioè colui che mandava avanti la baracca e dirigeva il lavoro.
Un club tra i più tradizionalisti, ancora oggi ad ingresso esclusivamente maschile e di stampo rigidamente conservatore anche nel suo orientamento politico e che porta il nome di un suo dipendente.
Un inno al socialismo, direi...

Il nostro signor Boodle era infatti Edward Boodle, primo e insostituibile factotum del locale, assunto direttamente da Lord Shelburne e considerato un impiegato efficientissimo e instancabile. A lui è dedicato questo prestigioso e raffinatissimo locale.

L'ingresso del club oggi

Elezione e ingresso ufficiale
Il nome del candidato papabile per l'ingresso al club doveva essere sponsorizzato da due già iscritti, esattamente come al White's, ciò non era particolarmente difficile perchè essendo una cerchia elitaria la maggior parte dei candidati e dei presenti erano amici di famiglia, padrini, imparentati e così via. Per i parvenu e i nuovi arricchiti non c'era posto in un ambito tanto rigido e chiuso in sé.

A questo punto veniva disposta un'anfora nella sala principale dove tutti gli altri membri esprimevano la loro opinione sulla candidatura introducendo una palla bianca o nera, il bianco era a favore, il nero contrario. Ciò era coperto dal massimo riserbo e nessuno sapeva come avevano votato gli altri.

A quel punto lo scrutatore, Mr Gayner, procedeva al conteggio, ma se il candidato non aveva prima superato il suo rigido esame, che avveniva di nascosto tramite un buco nel muro dal quale Gayner spiava il comportamento della persona, aveva diritto di veto sulla decisione dei presenti e poteva opporsi all'ammissione.

Membri notabili del club
Non li citerò tutti e, comunque, la lista è disponibile online, ma i più famosi meritano menzione
  • William Cavendish, 5° Duca del Devonshire
    Il marito di quella Georgiana Cavendish così di moda per il film della Knightley...
  • Charles James Fox
    Inspiegabile whig antischiavista, Segretario di stato, sostenitore della causa americana e di quella francese tra le fila nemiche
  • William Wilberforce
    Commerciante e schiavista poi leader dell'abolizionismo. È l'autore delle splendide parole della canzone religiosa Amazing Grace (vi suggerisco di ascoltarla, è stupenda)
  • Arthur Wellesley, 1° Duca di Wellington
    Direi che è abbastanza famoso per la sconfitta di Napoleone a Waterloo da non avere bisogno di altro in aggiunta
  • Beau Brummell
    Che però era iscritto a tutti i club e i divertimenti di qualsivoglia natura della capitale, direi che era la versione maschile e regency di Ran Kotobuki, la gal number onedi Shibuya =]
  • Winston Churchill - membro ad honorem
    Il Primo Ministro inglese che tenne la carica durante la II Guerra Mondiale, ovviamente tory
  • Ian Fleming
    Lo scrittore che diede vita alle gesta della celebre spia James Bond, nome in codice 007 [Adesso vado a rivedermi il primo film]
  • David Niven
    Per gli appassionati del cinema degli anni '40, attore e sceneggiatore divenuto celebre col personaggio di Phantom ne La pantera rosa (parliamo delle prime versioni, non quelle con Steve Martin eh!) e prese parte anche al kolossal L'ammutinamento del Bounty oltre a molti bei film come Cime tempestose, Il prigioniero di Zenda e Assassinio sul Nilo.

Sitografia e bibliografia
Wikipedia EN | Boodle's
Historical Resources | History of Boodle's
Number One London | Boodle's
Sito Ufficiale Boodle's
Visitlondon | Boodle's
City of London | Boodle's Club

Spero davvero che questa passeggiata nella storia di un altro dei club più famosi e frequentati di Londra sia stato interessante.
Vi auguro una buona serata,
a presto




Mauser


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